ENZO MAIOLINO E BALBO

Scrive Enzo Maiolino nel suo libro “Non sono un pittore che urla“:

Balbo fu l’incontro più importante dei miei venta’anni. Devo a Balbo, alla sua generosità, la realizzazione del sogno della mia adolescenza: diventare pittore.”

Balbo – Ritratto di Enzo Maiolino

Balbo e Maiolino si sono conosciuti nel ’46, quando Enzo si unì ad un primo gruppo di pittori che cominciò a radunarsi  nello studio allestito da Balbo al ritorno dall’Africa. “Noi, allievi della sua Scuola serale, fummo subito  etichettati “pittori dilettanti” o “pittori della domenica”.

Balbo insegnava a “vedere” da pittore. Cosa complessa, una vera e propria tecnica. La scelta del soggetto, la comprensione dell'”insieme”, l’osservazione e il confronto tra i vari elementi, la percezione dei “valori” chiaroscurali e tonali, ecc. Tutto ciò, insomma, che precede la trasposizione di un soggetto sul supporto (carta, tela, tavola)… Secondo me Balbo conosceva molto degli antichi procedimenti. Come provava la sua consuetudine, specie nelle tempere murali, di abbozzare con toni freddi e procedere, poi, con velature di colori caldi”.

 Lo studio di Balbo in via Vittorio Emanuele 61 a Bordighera – 1948

Enzo Maiolino (in basso a sinistra) nello studio di Balbo – 1948

“Poiché ognuno di noi si guadagnava da vivere con un secondo mestiere, a volte, la domenica, la Scuola al completo si trasferiva in campagna per esercitazioni en plein air.(Maiolino: op.cit.)

Le esercitazioni en plein air

L’incontro fu fondamentale per la formazione del giovane pittore, ma fu importante anche per Balbo, che trovò in Enzo e nel fratello Beppe Maiolino due validi collaboratori. In particolare Beppe Maiolino, come fotografo, ha documentato momenti importanti della Mostre organizzate da Balbo.

Beppe Maiolino e Balbo nel 1953

I percorsi artistici di Balbo e Maiolino andranno avanti in autonomia, ma resterà sempre tra di loro un legame speciale,  una vicinanza artistica nonostante gli opposti mondi pittorici. In particolare Maiolino  scrive due attente recensioni nel ’66 e nel  ’72, in occasione delle personali di Balbo , rispettivamente nella galleria del “Piemonte Artistico Culturale” di Torino e nella galleria della “sua” Accademia di  Bordighera.

cfr: http://www.giuseppebalbo.it/accademia3.html

http://www.giuseppebalbo.it/accademia5.html

In particolare, nel 72,  Maiolino analizza con grande efficacia il mondo di Balbo:

…” l’eclettismo di Balbo, più appariscente nelle due precedenti mostre, appare in questa più contenuto e un attento esame delle opere esposte ci permette una più serena riflessione sulla sua opera. La quale , a nostro avviso, presenta due aspetti fondamentali: il primo riguardante il diretto contatto del pittore con alcuni aspetti della realtà circostante; il secondo, l’estrinsecazione del suo mondo fantastico nel quale confluiscono spesso suggestioni letterarie e una sincera componente “surrealista”

Alla fine di questo articolo Maiolino si sbilancia:

Augurandogli altri lunghi anni di sereno lavoro, sentiamo che ci riserverà ancora delle sorprese. ( il suo recente entusiasmo per alcune tecniche calcografiche mai prima sperimentate, ci fa ben sperare in tal senso).”

http://www.giuseppebalbo.it/accademia7.html

Le sperimentazioni calcografiche di Balbo si erano fermate alla puntasecca e alla xilografia, le tecniche incisorie più immediate, dove il segno morde e comanda, senza ripensamenti ma anche con minori possibilità espressive.

Balbo – Carnevale; puntasecca 1957

Balbo – Palme del Beodo, puntasecca 1957

Invece Maiolino già negli anni 50 affrontava il mondo delle acqueforti, e proprio nel 72 realizza una significativa cartella di sei acqueforti dal titola “La casa nera”, a cura di Vanni Scheiwiller.

Torino, Galleria La Tableau, 1972. Vanni Scheiwiller (a sinistra) con Enzo Maiolino davanti alle incisioni de “La casa nera” (foto di Beppe Maiolino)

Marco Balbo scrive: “Ho un ricordo vivido di una estate dei miei sedici anni; nel magazzino dei fiori di mio padre Elio, spesso usato dallo zio Beppe per i lavori ingombranti, appare un torchio da stampa, bottiglie di acido, carte preziose, e con la guida tecnica di Enzo, Balbo realizzerà una bellissima serie di acqueforti con acquatinta, allo zucchero e a pasta molle.

Balbo – Cavalcata, xilografia 1968

Balbo e Maiolino 1955


Fonti :  E. Maiolino “Non sono un pittore che urlaphilobiblon edizioni 2014

Foto: Beppe Maiolino e Archivio Balbo

© Archivio Balbo 2018


Per la biografia completa di Giuseppe Balbo : www.giuseppebalbo.it


Nel prossimo post: Balbo e S. Ampelio

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