Eddy e Lyda Brown

Ho conosciuto Eddy Brown e sua moglie Lyda che ero ancora un bambino, ma già grande da ricordarli, alla fine degli anni ’60, quando, in vacanza in Italia, venivano a trovare Giuseppe Balbo, zio prediletto di mio padre. La cucina di mia nonna si movimentava, gli amici americani dello zio Beppe erano un’occasione di festa. Poco americani, per l’idea che avevo dell’America. Lui era un signore anziano, col basco e gli occhiali, lei una bella signora, con un sorriso regale. Non sapevo proprio chi fossero, in tanti venivano a trovare Balbo, ma avvertivo attorno a loro l’ammirazione riservata ai grandi talenti. E poco americani erano veramente, naturalmente cosmopoliti. Eddy Brown, violinista, nato ad Indianapolis nel 1895 da padre austriaco e madre russa, è stato un bambino prodigio, a nove anni accolto al Reale Conservatorio di Budapest, e a quattordici, dopo il diploma, al Conservatorio di San Pietroburgo, la culla dei giganti della musica russa. Nel 1916 inizia un’intensa attività concertistica in giro per il mondo, finchè nel ’26 incontra e sposa Beth Lydy, cantante lirica ed attrice col nome d’arte di Lyda Betti. Figlia di un insegnante, incaricato dell’istruzione in una riserva Sioux, cresce “dolcemente selvaggia” insieme ai bambini dalla tribù degli Oglaga, dove viveva ancora il leggendario capo Nuvola Rossa, per poi studiare Bel Canto in Italia. La coppia inizia una fortunata collaborazione artistica e di produzione di spettacoli musicali, finchè nel 1930 vengono ingaggiati dal gruppo radiofonico WOR, per avvicinare gli americani alla musica classica. I loro programmi suscitano tanto interesse nel pubblico da spingerli a creare una stazione radio dedicata, la WQXR di New York, che esiste ancora oggi. Dopo la guerra il rinato interesse del pubblico per la Lirica fa nascere in loro l’idea di fondare una scuola in Italia. Conoscono Bordighera negli anni della sua fioritura artistica, in occasione della prima Mostra di pittori Americani, nel 1952, si mescolano alla folla nella premiazione delle Cinque Bettole, e ha inizio l’amicizia con Giuseppe Balbo, che coinvolgono nella loro avventura come direttore del teatro sperimentale.

L’Accademia di Bel Canto trova la partecipazione di Mario Colombo, direttore dell’associazione lirica concertistica italiana e del Maestro Franco Alfano, compositore a cui si deve, alla morte di Puccini, il completamento della Turandot, nominato direttore generale dei corsi. Lo scopo dell’Accademia è offrire agli allievi una preparazione che permetta di affermarsi nel competitivo mondo dello spettacolo, con una “serietà da Conservatorio”, ma con un approccio più moderno, con corsi trimestrali intensivi volti a rafforzare anche le doti drammatiche. La severa Villa Agnese, una bella casa in pietra, in passato dimora della Regina Madre d’Inghilterra, diventa un Campus, ospitando uno stuolo di giovani allieve americane che portano un’estera ventata di giovinezza sognante ma determinata. I grandi, eleganti saloni della villa sono gli spazi ideali per concerti, scene d’opera e lezioni d’assieme, affidate ad insegnanti prestigiosi, di grande fama, un cast scelto accuratamente che ottiene una vasta risonanza sulla stampa internazionale.

All’inizio dei corsi, il 15 giugno ’53, Franco Alfano rivolge questo messaggio di benvenuto ai suoi allievi:

“alle giovani forze canore che stanno per iniziare la sì bella ma dura carriera del Teatro, il primo, forse l’unico consiglio è l’aver fede sempre in quell’ideale d’Arte che qualunque materiale interesse non dovrebbe MAI offuscare.

Fede e coraggio insieme, perchè invidie, disinganni, colpi mancini, sono continuamente in agguato , per avversare il loro cammino ascensionale verso quella meta agognata e quasi mai raggiunta che è la perfezione, faro che non bisognerebbe mai perdere di vista, anche se lontano. E poi: studiare sempre, insino alla più tarda età, ed essere disciplinati e rispettosi, ed infine mantenere la parola data – anche e sopratutto se non consacrata in un contratto!

E se d’ordinario i consigli altrui sono raramente messi in pratica – valgano almeno queste mie parole a ricordare loro questo bel momento della loro vita, che più tardi sarà certo rievocato con commozione, e … non senza un intimo rimpianto.”

Alla fine dei corsi gli allievi affronteranno una commissione d’esame che deciderà del loro debutto.

Dopo un trimestre di preparazione e di organizzazione il debutto si concretizza in una serata di gala il 15 agosto, nel nuovo Teatro all’aperto, dove viene rappresentata la Cavalleria Rusticana, con l’orchestra dell’Opera di Monte Carlo diretta dal Maestro Aldo Bonifanti, la regia del M° Marchiori della Scala e le scenografie realizzate dagli artisti di Bordighera. Notizie sull’Accademia appaiono sui principali periodici specializzati, destando l’interesse degli ambienti musicali americani ed europei, che riconoscono l’importanza di una scuola che rinnovi l’insegnamento della musica allineandolo alle esigenze attuali dello spettacolo, nel rispetto dei canoni classici ma con un’attenzione maggiore alle esigenze del pubblico, ponendo la musica classica alla portata di tutti. É intenzione di Brown allargare l’insegnamento ai corsi di Violino, Piano, Composizione, Balletto, Pittura e Scultura, far erigere l’Accademia a Ente Morale senza fine di lucro, lasciandola in dotazione alla Riviera dei Fiori come collegamento preferenziale tra lo show business statunitense e le tradizioni italiane, ma trova difficoltà burocratiche e poco interesse nelle autorità locali.

La morte improvvisa di Alfano, nel ’54, rende impossibile continuare i corsi con la dovuta attenzione del mondo accademico italiano, e pone termine all’esperimento.

Eddy e Lyda Brown, pur cercando negli anni di riallacciare i rapporti con Bordighera, nel ’56 vengono invitati ad occupare la cattedra di Direttori Artistici del College Conservatory of Cincinnati, e portano avanti quanto hanno iniziato con l’Accademia realizzando, a Cincinnati, un concorso per cantanti lirici, l’American Opera Auditions. Alcuni degli allievi formatisi a Bordighera iniziano una fortunata carriera lirica, ricordiamo le soprano Marcelle Bolman, Norma Conklin ed il baritono Richard Gordon, ritratto da Sergio Gagliolo in una posa leggendaria (all’altra Accademia, nel vecchio Palazzo del Parco) durante la quale con un acuto rompe un vaso di cristallo. Anche se breve, l’esperimento di Brown lascia un ricordo intenso in molti dei giovani di allora, artisti in formazione che si sono confrontati con mondi così lontani e così simili, ma anche persone amanti della cultura e dell’arte, e perchè no, anche solo turisti curiosi che si ritrovavano in un ambiente cosmopolita, frizzante, mondano, ricco di stimoli. Per pochi anni la piccola cittadina di Bordighera è stata un polo culturale internazionale, ha visto crescere intellettuali ed artisti di rilievo, è stata al centro dell’attenzione. Qualcosa di quegli anni è rimasto, nel piccolo vediamo nascere iniziative quasi spontanee, erbe selvatiche in un orticello stento, unite dall’amore della bellezza, della cultura. Forse la vera lezione dell’accademia dovrebbe essere rimbocchiamoci le maniche e seguiamo i nostri sogni.

Marco Balbo

Alfano e Balbo
prova d’assieme
Eddy e Lyda con Balbo, 1972
“la cantante”, acquerello 18 x 24