BALBO, CAVALLA E SEVERO POZZATI ( SEPO)

Dopo una breve permanenza nella Savoia,  Balbo e Cavalla con la loro CABA visitano Parigi.

Balbo scrive nel suo diario di bordo: “La nostra meta è Parigi. Meta da turisti per ora, perché i nostri intendimenti sono questi. Avere una rapida impressione della città e continuare per il giro. Giunti a Villeneuve ci accorgiamo dal movimento che ormai la provincia è lontana. Ed anche dal “pavé  che rende assassina la marcia; facciamo alt ad Alfortville perché non vogliamo avventurarci in Parigi con la Caba. Troviamo rifugio nel cortile di un piccolo albergo e dopo una rapida pulizia ci avviamo verso la città.”

Balbo – I nostri padroni di casa ad Alfortville 1931

Le impressioni che suscita l’entrata in città si potrebbero si descrivere, ma occorrerebbe al proposito trovare un sistema di narrazione confuso come quelle. Per noi poi, senza guida, senza cognizioni, trovarci su di un tram che non sapevamo dove ci portasse!  Vedere aumentare man mano il movimento, sentire un brusio prima, accentuato in rumore, assordante frastuono poi di macchine, stridore di freni, sibili di fischietti, sirene di vaporini, trombe, clakson e tutto quel po’ po’ di roba inventata per rompere i timpani alla gente…”

Abbiamo visitato Parigi di notte o meglio Parigi illuminata. Per quanto esistano e descrizioni e riproduzione l’idea è molto lontana dalla realtà. Non parlando dello sfoggio e del risalto che dà ai magazzini la festa multicolore delle più vivide illuminazioni, il velario che di giorno pesa quasi sulla città, è di notte il migliore sfondo che si colora a seconda della luminosità delle reclame più o meno intensamente secondo il numero di esse. Il movimento anche sembra aumentare, e la fiumana di automobili che scorre lungo le vie, sempre incessante, impressiona maggiormente per la miriade di fari e fanalini che corrono in tutti i sensi. “

Man-Ray, La ville Paris – 1931

Oggi giornata molto calma. Una scorsa lungo i quai della Senna. A mezzogiorno abbiamo fatto la conoscenza di Severo Pozzati che a Parigi si è fatto un nome come pittore di affiches. E’ più conosciuto sotto il nome di Sepo, lo pseudonimo con cui firma i suoi lavori.”

Severo Pozzati, noto anche con lo pseudonimo di Sepo (1895 – 1983), è stato un pubblicitario, pittore e scultore italiano. Attivo sia in Francia sia in Italia, è stato uno dei più importanti cartellonisti pubblicitari della prima metà del Novecento. In particolare è stato uno degli artisti che ha determinato il passaggio dalla funzione tendenzialmente decorativa del manifesto a quella più attenta alla comunicazione.

Severo Pozzati  (Sepo)

Siamo stati da lui invitati a colazione “chez Pippo” un ristorante molto in voga fra l’elemento italiano di qui. Parlare convenientemente di Sepo come artista si può, ma occorre prima ben convincersi che anche la decorazione murale fatta a scopo di propaganda è un’arte. Il passante, in generale non si sofferma a giudicare quel rettangolo vistoso che gli offre la strada, o tutt’al più una sbirciatina fugace. Ma appunto per colpire immediatamente l’uomo della strada il pittore di affiche deve studiare e molto a creare il suo lavoro. Senza contare che questo deve essere reso con una certa estetica, chè altrimenti il passeggero si solleverebbe contro certe decorazioni reclamistiche rese con brutture improvvisate. Questa la nostra opinione.”

Sepo è anche in questo ordine di idee, di più aggiunge la sua pratica di reclamista. L’arte della rèclame la fa entrare in tutto il complesso di circostanze che conduce dal prodotto lanciato al passante colpito. L’artista è alle dipendenze della Casa Dorlandi, ma con ogni cliente vuol trattare direttamente. Come un ammalato deve trattare direttamente col medico. Analogamente Sepo considera ammalata la ditta che ha bisogno di lanciare un prodotto e paragona al dottore l’artista che deve compilare una affiche. Tanto più quando si sente con quale passione studia un lavoro. E per lui quello studio consiste nel cercare anzitutto a quale genere di persone vada rivolto il richiamo, osservare per questo genere che cosa più possa impressionarle graditamente. In seguito dà molta importanza al luogo dove più o meno deve essere apposto il manifesto per giungere infine a rendere con uno scopo artistico l’impressione che desidera. Giudicata da questo punto di vista la réclame è artistica certamente e maggiormente è possibile ritrarne la convinzione osservando poi la varietà e la differenza di spirito fra i vari lavori.”

Questo dalle quattro parole che abbiamo fatto con Sepo durante la colazione. Nel pomeriggio siamo stati nel suo studio mentre stava lavorando proprio ad un’affiche. Data l’urgenza del lavoro lo lasciammo con la promessa di ritornare all’indomani per visitare con maggiore comodità la sua produzione.”

“Da Sepo siamo infatti ritornati oggi. Con i nostri lavori per farli vedere a lui e per salutarlo prima di partire. Abbiamo avuto ancora il piacere di parlare con lui della sua arte e della nostra. Oltremodo cortese ed ospitale volle acquistare due nostri lavori a ricordo del nostro passaggio. La buona impressione fattaci gliela dimostrammo facendogli scrivere due righe su questo diario:

Lasciamo Parigi. Verso la Spagna, contrariamente alla prima intenzione di andare in Belgio, dove forse, o meglio certamente avremmo trovato una rigidezza di clima difficile a sopportare.”


©Archivio Balbo 2018


Per la biografia completa di Giuseppe Balbo : www.giuseppebalbo.it


Nel prossimo post: La CABA viene imbarcata a Barcellona e raggiunge l’Algeria.